Descrizione
Dal 12 giugno 2026 il Patto su migrazione e asilo dell’Unione europea è ufficialmente entrato in applicazione in tutti gli Stati membri, segnando una delle più importanti riforme del sistema europeo di gestione delle migrazioni dagli anni successivi alla crisi migratoria del 2015. La data rappresenta il punto di arrivo di un percorso legislativo avviato con l’adozione del pacchetto normativo nel maggio 2024 e accompagnato da un periodo transitorio di due anni dedicato all’attuazione delle nuove regole.
Pochi giorni prima dell’entrata in vigore, l’8 maggio 2026, la Commissione europea aveva pubblicato il terzo rapporto sullo stato di avanzamento dell’implementazione del Patto, evidenziando significativi progressi compiuti dagli Stati membri ma anche la necessità di proseguire gli sforzi per rendere pienamente operativo il nuovo sistema.
Il Patto rappresenta una revisione profonda del quadro europeo in materia di asilo e migrazione. Il nuovo quadro mira a garantire un equilibrio tra responsabilità e solidarietà, superando le criticità che hanno caratterizzato il precedente sistema basato sul Regolamento di Dublino. La riforma si fonda infatti su tre pilastri essenziali:
- maggiore protezione delle frontiere esterne dell’Unione;
- procedure di asilo più rapide, uniformi ed efficienti;
- condivisione delle responsabilità tra gli Stati membri attraverso strumenti di solidarietà obbligatoria.
Il Patto è composto da 10 atti legislativi interconnessi che disciplinano tutte le principali fasi della gestione migratoria, dalla registrazione degli arrivi all’esame delle domande di protezione internazionale, fino ai trasferimenti e ai rimpatri.
Nel rapporto dell’8 maggio, la Commissione ha rilevato che la maggior parte degli Stati membri ha compiuto passi sostanziali nell’adeguamento delle normative nazionali e nella predisposizione delle strutture necessarie all’applicazione delle nuove disposizioni.
Sono stati registrati progressi nello sviluppo del nuovo sistema Eurodac, destinato a rafforzare l’identificazione dei cittadini di Paesi terzi e il monitoraggio dei movimenti all’interno dell’Unione, così come nella realizzazione delle infrastrutture dedicate alle procedure di frontiera e alle attività di screening (armonizzate a livello europeo).
Un ruolo centrale è stato svolto dall’Agenzia dell’Unione europea per l’asilo (EUAA), insieme a eu-LISA, Frontex, Europol e all’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali (FRA), impegnate nel supportare gli Stati membri nella transizione verso il nuovo sistema.
Nonostante i progressi, Bruxelles ritiene necessario consolidare alcuni aspetti essenziali per garantire il pieno funzionamento del nuovo sistema.
Tra le priorità figurano il completamento di Eurodac, il rafforzamento delle misure volte a contrastare i movimenti secondari dei migranti all’interno dell’UE, il corretto funzionamento delle procedure di trasferimento tra Stati membri e la piena applicazione delle garanzie previste per la tutela dei diritti fondamentali.
Per sostenere l’attuazione della riforma, l’Unione europea ha già mobilitato circa 3 miliardi di euro, destinati sia all’implementazione del Patto sia alla gestione di altre esigenze legate alla protezione internazionale.
L’applicazione del Patto si inserisce in un contesto caratterizzato da una diminuzione degli attraversamenti irregolari delle frontiere esterne dell’UE, che nel 2025 hanno registrato un calo del 26% rispetto all’anno precedente. Secondo la Commissione, il risultato è legato anche al rafforzamento della cooperazione con i Paesi partner lungo le principali rotte migratorie.
Parallelamente, l’Unione sta sviluppando ulteriori strumenti per completare il nuovo quadro europeo, tra cui una disciplina comune sui rimpatri e l’introduzione di elenchi condivisi di Paesi di origine e Paesi terzi considerati sicuri.
L’avvio operativo del Patto non rappresenta quindi un punto di arrivo, ma l’inizio di una fase di consolidamento destinata a proseguire nei prossimi anni.
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