Descrizione
Nato a Roma il 31 agosto 1907 e scomparso nella stessa città il 23 maggio 1986, Altiero Spinelli è una figura che non smette di parlare al presente. Il 23 maggio 2026 segna il quarantesimo anniversario della sua morte, e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha voluto ricordarlo con parole nette: "A quarant'anni dalla scomparsa, il lascito di Altiero Spinelli costituisce un prezioso patrimonio di valori e ideali per l'Italia e l'Europa. La Repubblica gli è riconoscente."
Ma chi era davvero Spinelli, e perché il suo nome risuona ancora così forte?
Spinelli aderì giovanissimo al Partito Comunista e partecipò all'attività clandestina antifascista. Nel 1927 fu arrestato a Milano e condannato a sedici anni di carcere. Nella primavera del 1937 fu inviato al confino di Ponza e, nel luglio 1939, a quello di Ventotene. Fu proprio in quel lembo di terra nel Tirreno, in condizioni di isolamento e privazione, che prese forma il suo contributo più grande alla storia europea.
Nel 1941, internato a Ventotene, insieme ad Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni redasse il Manifesto "Per un'Europa libera e unita", più comunemente noto come Manifesto di Ventotene, considerato un precursore del processo di integrazione europea. Il nucleo fu elaborato da Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi, con il contributo editoriale e politico di Eugenio Colorni; gli Archivi storici dell'Unione europea documentano anche il ruolo di Ursula Hirschmann e Ada Rossi nella diffusione clandestina verso il continente.
Uscito dal confino, Spinelli non si fermò. Nel 1943 fu fondatore del Movimento Federalista Europeo e poi cofondatore dell'Unione dei Federalisti Europei. Dal 1946 al 1963 fu segretario del Movimento Federalista Italiano e delegato dell'Unione europea dei federalisti. Nel 1970 fu designato membro italiano della CEE.
La sua carriera istituzionale culminò nel Parlamento europeo, dove presiedette la Commissione Affari istituzionali e curò la stesura del trattato istitutivo dell'Unione Europea, approvato a larghissima maggioranza il 14 febbraio 1984. Un traguardo storico, frutto di decenni di battaglia politica e intellettuale.
Oggi il pensiero di Spinelli appare tutt’altro che consegnato ai libri di storia. In un continente attraversato dalla guerra ai confini orientali, dalle tensioni geopolitiche globali e dal ritorno di nazionalismi e sovranismi, la sua idea di un’Europa federale torna al centro del dibattito pubblico. Non come utopia astratta, ma come risposta politica alla frammentazione e all’impotenza degli Stati nazionali davanti alle grandi crisi contemporanee.
Non a caso, nel ricordarlo, Mattarella ha definito Spinelli "anima libera" e protagonista di "un’intensa battaglia per un’Europa democratica e unita."
Il suo nome è inciso sull’edificio principale del Parlamento europeo a Bruxelles, nel Manifesto che generazioni di studenti hanno letto e discusso, e soprattutto nell’idea — ancora incompiuta — di un’Europa più politica, più democratica e più sovrana.
Ricordarlo oggi non è un esercizio di nostalgia: è riconoscere che certe visioni, nate tra le difficoltà più estreme, continuano a indicare una direzione.