L’Irlanda alla presidenza del Consiglio dell’Unione europea

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Dal 1° luglio l'Irlanda assumerà la presidenza di turno del Consiglio dell'Unione europea, raccogliendo il testimone da Cipro in una fase particolarmente delicata per il futuro dell'UE.

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30 Giugno 26

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Dal 1° luglio l'Irlanda assumerà la presidenza di turno del Consiglio dell'Unione europea, raccogliendo il testimone da Cipro in una fase particolarmente delicata per il futuro dell'UE. È l'ottava volta che Dublino guida il Consiglio, l'ultima nel 2013, e il semestre si inserisce in un nuovo trio di presidenze insieme a Lituania e Grecia. Sul tavolo c'è infatti uno dei dossier più complessi dell'attuale legislatura europea: il negoziato sul nuovo Quadro finanziario pluriennale (MFF) 2028-2034.

L'ultimo Consiglio europeo ha confermato quanto il confronto resti aperto. Dopo quasi tre ore di discussione, i leader dei Ventisette hanno affidato proprio alla futura presidenza irlandese il compito di elaborare una nuova proposta di compromesso in vista del vertice di ottobre, con l'obiettivo politico di raggiungere un'intesa entro la fine del 2026. L'Irlanda partirà dalla "negotiating box" presentata da Cipro l'11 giugno, che propone un taglio del 2% rispetto alla proposta della Commissione europea (1.730 miliardi di euro anziché 1.763, a prezzi 2025), un testo che il primo confronto al Consiglio europeo ha già mostrato essere insoddisfacente per più fronti.

La sfida appare tutt'altro che semplice. Da una parte vi sono i Paesi cosiddetti "frugali" (tra questi Germania, Svezia, Danimarca, Finlandia, Austria) che chiedono un contenimento della spesa europea e dei contributi nazionali. Dall'altra gli Stati favorevoli a un bilancio più ambizioso, i paesi "amici della coesione", tra cui Spagna, Francia e Italia, convinti che l'UE debba dotarsi di maggiori risorse per affrontare le sfide della competitività, della transizione verde, della difesa e della politica industriale.

Secondo fonti europee, negli ultimi mesi sono stati registrati progressi significativi su diversi capitoli del negoziato, compresi il rimborso del Recovery Fund, il futuro dei piani nazionali di ripresa, il Fondo per la competitività e gli strumenti destinati all'azione esterna dell'Unione. Rimane però irrisolta la questione centrale: l'ammontare complessivo del bilancio e la sua ripartizione tra le diverse priorità.

È qui che entrerà in gioco la capacità di mediazione dell'Irlanda. Tradizionalmente considerata un interlocutore pragmatico e attento alla costruzione del consenso, Dublino dovrà cercare di avvicinare posizioni che restano distanti. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha già definito insostenibile un aumento dei contributi nazionali nell'ordine di 15-20 miliardi di euro l'anno, mentre il premier spagnolo Pedro Sánchez insiste sulla necessità di dotare l'Europa delle risorse necessarie per diventare una vera potenza geo-economica. Anche il presidente francese Emmanuel Macron continua a difendere il mantenimento delle politiche tradizionali, dalla Politica agricola comune ai fondi di coesione.

A complicare ulteriormente il quadro c'è anche la posizione del Parlamento europeo, che a fine aprile ha votato in plenaria una propria linea negoziale: un bilancio comune da 1.780 miliardi di euro a prezzi costanti 2025, circa il 10% in più rispetto alla proposta della Commissione, da finanziare anche attraverso nuove risorse proprie per circa 60 miliardi di euro l'anno (prelievi su servizi digitali, gioco online, emissioni di CO2 e criptovalute). Una posizione che rende ancora più articolato il triangolo negoziale tra Consiglio, Stati membri e Parlamento.

Un altro tema destinato a occupare un posto centrale nell'agenda irlandese riguarda le cosiddette "risorse proprie" dell'Unione, ovvero nuove entrate fiscali europee che potrebbero contribuire a finanziare il bilancio comune e il rimborso del debito contratto con il programma Next Generation EU. Su questo fronte, tuttavia, le divisioni tra gli Stati membri restano profonde e qualsiasi decisione richiede l'unanimità.

La presidenza irlandese si apre quindi in un contesto segnato da aspettative elevate ma anche da forti tensioni politiche. Il successo del semestre di Dublino sarà misurato soprattutto dalla capacità di trasformare i progressi tecnici registrati negli ultimi mesi in un compromesso politico credibile. Da questo negoziato dipenderà non solo il futuro bilancio europeo, ma anche la capacità dell'UE di finanziare le proprie ambizioni strategiche nel prossimo decennio.

ph credits: Ireland2026eu

Ultimo aggiornamento: 30/06/2026, 09:50

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